L'incipit
Jesi, 1° aprile 2026. Il Comune inaugura un ascensore per facilitare l'accesso agli uffici comunali delle persone con difficoltà motorie. Nastro tagliato, foto sui social, comunicato stampa. Peccato che quell'ascensore — come il teatro Moriconi, come il ponte San Carlo, come la scuola Lorenzini, come il palazzetto della scherma — sia il frutto di una decisione presa dalla giunta precedente. Con i fondi stanziati dalla giunta precedente. Da una giunta che, tra le altre cose, aveva avuto il coraggio di fare una scelta impopolare.
La fontana, il vignettista e il coraggio di decidere
Nel 1949, il Comune di Jesi decise di spostare la fontana dei Leoni da Piazza della Repubblica — dove era stata installata nel 1844, su disegno di Raffaele Grilli e realizzazione di Luigi Amici — per fare spazio ai mezzi di trasporto pubblico e alle corriere che avevano bisogno di parcheggio. La fontana finì davanti al Duomo, in Piazza Federico II, dove rimase per oltre settant'anni.
Cassio Morosetti, vignettista di origini jesine, non dimenticò mai quello spostamento. E nel suo testamento lasciò 2 milioni di euro al Comune con una condizione precisa: riportare la fontana al suo posto originale, in Piazza della Repubblica.
La giunta Bacci raccolse quella sfida. Non fu una decisione facile: spostare una fontana che era diventata parte del paesaggio urbano di Piazza Federico II significava esporsi alle critiche di chi vedeva in quell'operazione una "lesa maestà", uno stravolgimento identitario. L'allora minoranza — oggi maggioranza — cavalcò quella critica con abilità, trasformando una scelta amministrativa in un caso politico.
Ma la giunta Bacci decise. E con i 2 milioni di Morosetti fece molto più che spostare una fontana: ristrutturò il teatro Moriconi, completò il centro per l'Alzheimer (intitolato proprio al benefattore), finanziò diverse sistemazioni urbane — tra cui quell'ascensore inaugurato il 1° aprile con tanta soddisfazione dall'attuale amministrazione.
Come ha correttamente notato la consigliera Quaglieri qualche giorno fa: quella fu una decisione che mise da parte l'ideologia e il calcolo politico per il bene della collettività. Questo significa saper amministrare.
I nastri altrui
Da quando la giunta attuale è in carica, i nastri non mancano. Il teatro Moriconi. Il ponte San Carlo. La scuola Lorenzini. Il palazzetto della scherma. L'ascensore del Comune. A breve, si spera, la nuova stazione ferroviaria che farà da fulcro a un nuovo sistema viario nella zona sud della città.
Tutti interventi progettati, finanziati e avviati dalla giunta precedente.
Non è un'accusa: è un fatto. Le opere pubbliche hanno tempi lunghi. È normale che un'amministrazione completi ciò che l'altra ha iniziato. Quello che non è normale — e che rivela molto di un'amministrazione — è non riconoscerlo mai. Tagliare nastri senza un grazie a chi li ha preceduti. Presentare come proprie conquiste ciò che altri hanno costruito.
Le macerie che verranno
Viene allora spontaneo chiedersi: cosa lascerà questa giunta? Quali nastri potranno tagliare i loro successori?
La risposta, guardando ai due progetti sui quali l'attuale amministrazione si sta spendendo maggiormente, è sconfortante.
Il Viale della Vittoria. Otto milioni di euro — di cui due già stanziati a debito — per riqualificare trecento metri di strada. Un progetto che ha già suscitato il malcontento di tutti gli operatori economici del viale, preoccupati per la fruibilità durante i lavori e per l'accessibilità dei clienti al centro storico. Vista l'onerosità dell'intervento e la complessità dell'iter, è probabile che rimarrà un'incompiuta. Pochi nastri da tagliare per chi verrà.
L'area ex ospedale. Qui il quadro è ancora più desolante. Una variante urbanistica costruita attorno a una risposta in cerca di un problema — come ho avuto modo di scrivere in un precedente articolo — che vede il legittimo proprietario dell'area, peraltro soggetto pubblico, contrario alle idee che circolano. Università, masterplan, archistar di fama internazionale: una barca di soldi per un indirizzo urbanistico che il proprietario non condivide. Il risultato prevedibile è che l'area rimarrà nelle attuali condizioni di abbandono finché un'amministrazione più avveduta non tornerà ad ascoltare il proprietario e a modificare la variante secondo il progetto che già esiste — commissionato dal proprietario stesso, pronto per essere realizzato con i giusti compromessi, trovati mettendo da parte il "sentire politico" e usando sano pragmatismo.
E poi c'è l'impianto di "Soil Washing" — su cui stendo un velo pietoso, ma non posso non citarlo: solo la rivolta dell'intera città è riuscita a fermarlo, mentre l'attuale amministrazione aveva già autorizzato in via preliminare, e di nascosto, la sua realizzazione.
Piazza Federico II e l'occasione perduta
C'è un'ironia amara in tutto questo. La fontana dei Leoni è tornata in Piazza della Repubblica. Ma Piazza Federico II — la piazza da cui è partita tutta la polemica, la piazza che avrebbe dovuto beneficiare della riqualificazione conseguente allo spostamento — viene lasciata morire. Nessun progetto di sistemazione. Nessuna visione per quello spazio che potrebbe diventare il cuore culturale della città.
Basta guardare a Senigallia per capire cosa si perde. Piazza Garibaldi, tirata a lucido e restituita ai cittadini, è diventata una delle location più ambite delle Marche per eventi di richiamo nazionale. Il 1° luglio 2024 ha ospitato i Simple Minds — sold out. Ogni estate accoglie il Summer Jamboree, festival internazionale di musica e cultura americana degli anni '40 e '50, tra i più importanti in Europa nel suo genere. L'RDS Summer Festival. E decine di altri eventi che portano visitatori, fatturato e visibilità a tutta la città.
Senigallia, non a caso, è anche quella città dove in parallelo alle pedonalizzazioni e alle ciclabili del centro è stata costruita una circonvallazione che ha portato il traffico di attraversamento fuori dalla città. Il saper amministrare bene non ha bisogno di un colore politico. Ha solo bisogno di persone competenti nei posti giusti.
Autoreferenzialità come sostituto dell'amministrazione
C'è un filo che lega tutte queste storie: l'ideologia come sostituto della competenza, l'autoreferenzialità come sostituto del risultato.
Un'amministrazione che inaugura opere altrui senza riconoscerle, che avvia cantieri che non vedrà mai completati, che costruisce varianti urbanistiche contro la volontà del proprietario, che autorizza impianti di smaltimento senza consultare i cittadini — non sta amministrando. Sta recitando.
I nastri si tagliano. Le foto si pubblicano. I comunicati si diffondono. Ma le macerie restano. E chi verrà dopo dovrà prima di tutto sgomberarle, prima di poter costruire qualcosa di nuovo.
Chi sa amministrare lascia nastri da tagliare ai propri successori. Chi non sa amministrare lascia macerie.
