Ho letto, come molti, le dichiarazioni del sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo sulla situazione finanziaria ereditata nel 2022. Il "disastro". I "conti in rosso". Il peso di un passato che avrebbe condizionato ogni scelta. Le ho sentite ripetere più volte, in consiglio comunale e fuori, come una giustificazione ricorrente per le difficoltà dell'attuale amministrazione.
Mi sono incuriosito. Ho deciso di andare a leggere i numeri. Non quelli di un avversario politico, non quelli di un'opposizione in cerca di argomenti — i numeri del Comune stesso, quelli contenuti nella presentazione ufficiale del Bilancio di Previsione 2024-2026, firmata dall'assessore al bilancio Paola Lenti e dal dirigente Gianluca Della Bella. Documenti pubblici, accessibili a chiunque.
Quello che ho trovato racconta una storia molto diversa da quella che viene raccontata.
Il debito: una discesa lunga dieci anni
Il punto di partenza è il 2012. In quell'anno il debito residuo del Comune di Jesi superava i 26 milioni di euro, il livello più alto del periodo. Era la fine di un ciclo di investimenti e il riflesso di anni in cui i vincoli del patto di stabilità interno avevano costretto gli enti locali a contrarre mutui per finanziare opere che altrimenti non avrebbero potuto realizzare.

Comune di Jesi — Debito residuo 2012–2024
Fonte: Bilancio di Previsione 2024-2026, Comune di Jesi
Nei dieci anni successivi, sotto la guida del sindaco Massimo Bacci, il debito è sceso in modo progressivo e costante. Non per miracolo, ma per scelta: si è rimborsato più di quanto si è contratto, anno dopo anno. Nel 2013 il debito era già sceso a 23,5 milioni. Nel 2022, ultimo anno dell'era Bacci, il consuntivo si è chiuso a 21,98 milioni — il livello più basso del decennio.
Fiordelmondo ha ereditato un debito in discesa. Non un'esplosione né un disastro. Una tendenza virtuosa, consolidata nel tempo, che la nuova amministrazione ha trovato già avviata.
Il 2022: cosa ha trovato davvero Fiordelmondo
Quando Fiordelmondo si è insediato, il bilancio del Comune di Jesi presentava queste caratteristiche:
- Entrate correnti: circa 53 milioni di euro annui, composte da tributi locali (IMU, TARI, Canone Unico: 27,3M), trasferimenti statali e regionali (16,9M) ed entrate patrimoniali (9,2M)
- Debito residuo: 21,98 milioni — in calo da dieci anni
- Oneri finanziari annui (interessi + quota capitale): circa 1,6 milioni
- Avanzo di amministrazione presunto: già disponibile per il bilancio 2024
Questa non è la fotografia di un ente in crisi, piuttosto quella di un ente che ha i conti in ordine, con un debito gestibile e una tendenza al miglioramento.
La tendenza si inverte
Nei primi due anni della nuova amministrazione, la discesa del debito è continuata per inerzia: 21,03 milioni nel 2023, 20,04 milioni nel 2024. Ma nel 2024 è arrivato il primo segnale di inversione: il Comune ha contratto un nuovo mutuo da 2,27 milioni di euro, riportando il debito a 21,3 milioni a fine anno.
Poi, e veniamo ai nostri giorni, a novembre 2025 la delibera per il Viale della Vittoria: un nuovo mutuo da 2 milioni di euro per riqualificare soltanto 400 metri dell'arteria — da Via San Francesco a Viale Papa Giovanni XXIII. La motivazione ufficiale: non ci sono fondi per fare di più.
Quando quel mutuo sarà erogato ed entrerà nella contabilità, il debito residuo del Comune di Jesi si avvicinerà ai 23 milioni di euro. Il livello più alto dal 2013. Più alto di quello che Fiordelmondo dice di aver ereditato.
L'avanzo che non doveva esserci
Ieri, pochi mesi dopo la delibera del mutuo, il Comune ha annunciato che il bilancio consuntivo 2025 chiude con un avanzo di amministrazione di 3 milioni di euro. L'anno prima, il consuntivo 2024 aveva già evidenziato un avanzo di 2,3 milioni. Due anni consecutivi di entrate superiori alle spese.
Tre milioni di euro rappresentano quasi il 6% delle entrate correnti del Comune — una cifra tutt'altro che marginale, equivalente a oltre il 15% degli investimenti programmati per il 2026. Non è una variazione che sfugge ai radar: è una somma che avrebbe coperto per intero il mutuo contratto per il Viale della Vittoria, con un milione ancora disponibile.
La domanda che si pone è semplice: se l'avanzo era prevedibile — e il secondo avanzo consecutivo lo era, per definizione — perché si è scelto di prendere un mutuo invece di aspettare il consuntivo?
Le risposte possibili sono due. O l'amministrazione non sapeva cosa aveva in cassa — il che configura un problema di competenza nella programmazione finanziaria. O lo sapeva, e ha scelto comunque di indebitarsi — il che configura un problema di scelta politica che merita una spiegazione pubblica.
Vale però aggiungere una precisazione tecnica che l'amministrazione avrebbe dovuto fornire e non ha fornito. Un avanzo di bilancio non è una somma liberamente disponibile: la legge impone destinazioni diverse a seconda della natura delle entrate. Le risorse in conto capitale — contributi statali, bandi, oneri di urbanizzazione — non possono essere usate per spesa corrente, e viceversa. Se parte di quell'avanzo deriva da trasferimenti straordinari o da bandi regionali e nazionali, la sua destinazione è già vincolata per legge. Questo non cambia la sostanza del problema — la programmazione è stata imprecisa — ma aggiunge un livello di complessità che meriterebbe una comunicazione pubblica trasparente, invece del semplice annuncio del "record".
Un Comune non è un'azienda
Vale la pena ricordare una distinzione fondamentale che spesso si dimentica nel dibattito politico locale. Un'azienda privata che chiude l'anno con un utile ha fatto bene il suo lavoro. Un Comune che chiude l'anno con un avanzo sistematico ha fatto male il suo: ha chiesto ai cittadini più di quanto necessario, o — più spesso — non è stato in grado di spendere per la collettività quello che aveva a disposizione.
L'avanzo di bilancio di un ente locale non è una medaglia. È la prova che la programmazione è stata imprecisa, che le previsioni di entrata erano eccessive o quelle di spesa troppo conservative. In un ente che gestisce risorse pubbliche, la precisione nella programmazione è un dovere, non un optional.
C'è poi un'altra distinzione che raramente viene fatta nelle comunicazioni istituzionali: non tutto l'avanzo è frutto di "saggia gestione". Una parte significativa delle risorse disponibili nei bilanci comunali deriva da finanziamenti statali, bandi regionali, fondi europei — risorse che non hanno nulla a che vedere con la capacità amministrativa locale, ma con la tempestività e la qualità delle richieste presentate ai livelli superiori. Confondere i due piani — la gestione ordinaria delle entrate proprie e la capacità di intercettare risorse esterne — è un errore concettuale che, nel dibattito pubblico locale, viene troppo spesso usato per costruire narrazioni che i numeri non supportano.
I numeri non mentono
Rileggendo tutto il quadro, emerge una narrativa che fatica a reggere il confronto con i dati.
Il "disastro ereditato" non risulta dai bilanci. Il debito nel 2022 era al minimo storico del decennio, in calo da dieci anni, con oneri finanziari annui di 1,6 milioni su un bilancio da 53 milioni — meno del 3% delle entrate correnti. Le entrate erano stabili, la struttura finanziaria era solida.
Quello che i dati mostrano, invece, è che sotto l'attuale amministrazione il debito ha smesso di scendere, ha ripreso a salire, e si avvia verso livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Mentre in cassa si accumulavano avanzi che avrebbero potuto evitare proprio quei mutui.
Ho studiato i numeri perché mi sembrava giusto farlo. Chiunque può farlo: i documenti sono pubblici, accessibili sul sito del Comune. I numeri non mentono. Raccontano una storia diversa da quella che viene raccontata in consiglio comunale, una storia che merita di essere letta con attenzione.
