Generazioni a confronto
Il conflitto generazionale non è nuovo. Ma forse non è mai stato così difficile come oggi trovare un linguaggio comune tra chi è cresciuto con la carta e chi è nato con lo schermo.
Non si tratta solo di tecnologia. Si tratta di modi diversi di stare al mondo, di costruire relazioni, di dare senso all'esperienza. Differenze che vanno molto più in profondità di quanto le etichette generazionali — boomer, millennial, gen Z — riescano a catturare.
Quello che mi preoccupa non è il cambiamento in sé. Il cambiamento è inevitabile e spesso benefico. Quello che mi preoccupa è la difficoltà crescente di dialogare attraverso queste differenze, di trovare punti di contatto, di costruire una comprensione reciproca.
Ogni generazione tende a credere che la propria esperienza sia la norma, che il modo in cui ha vissuto sia il modo in cui si dovrebbe vivere. Ma questa convinzione — comprensibile, umana — diventa un ostacolo quando impedisce di vedere la legittimità dell'esperienza altrui.
Il dialogo intergenerazionale non è un lusso. È una necessità, per le famiglie, per le comunità, per la società nel suo insieme.